Sinossi
Anni sessanta, provincia del Sud Italia. La scomparsa misteriosa, in prossimità delle elezioni amministrative, del potente segretario locale del partito politico al potere e le conseguenti indagini condotte dal maresciallo dei Carabinieri, sono solo lo strumento per poter raccontare quanto ruota intorno alla politica in un piccolo centro di provincia e il magma ribollente di vita sotto la crosta di apparente tranquillità.
La poco credibile, anzi, insostenibile ipotesi di rapimento per motivi politici è un goffo tentativo, da parte degli amici di partito, di sollevare un polverone e occultare altre ben più realistiche cause e temute situazioni imbarazzanti. Grossi interessi economici, lotte di potere, antichi rancori familiari, umane miserie che quotidianamente ispirano le azioni dei vari personaggi potrebbero venire allo scoperto con conseguenze disastrose da tutti i punti di vista.
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CAPITOLO PRIMO
A Dominisola la cosa più semplice da fare era rendere di pubblico dominio un segreto.
Bastava infatti andare da Filuccio il barbiere, con la scusa di un taglio di capelli o di una rasatura e confidargli la cosa riservata. Per rendere ancora più veloce il tutto, bisognava sottolineare l’importanza di tenere segreta la notizia! Quanto più Filuccio veniva investito della responsabilità di non riferirla ad altri, tanto più la sua lingua si arroventava, trasmettendo il calore alle guance, sbuffandolo dalle narici, evaporandolo dagli occhi acquosi per poi emetterla, come bollente bisbiglio, nell’orecchio del primo cliente sopraggiunto.
Siccome il suo negozio di barbiere era ubicato nella parte alta del paese, la notizia segreta sgorgava da quella fonte collinare come un piccolo ruscello. Presa la direzione del viale in declivio verso la marina, si accresceva di portata fino a diventare un torrente. Giunto sulle rampe di scale degradanti dalla rocca, detta del Paradisiello, si trasformava in cascata, scrosciando e travolgendo quanto incontrava sulla sua strada, per poi irrompere con la violenza di un’onda di piena nella sottostante piazza della marina.
Fu proprio con questa modalità che si propagò la notizia della misteriosa scomparsa di Don Casimiro Pisano, braccio destro del sindaco di Dominisola e, secondo i più, vero padrone e signore del paese. A mettere il carbone ardente nella bocca di Filuccio il barbiere fu Mimì Di Battista, avversario politico, ma soprattutto nemico giurato, fin dall’ infanzia, di Casimiro Pisano. I due erano appena adolescenti, quando, con il crollo del fascismo, il papà di Casimiro, da Podestà temuto e rispettato, si era prima defilato dalla politica e poi trionfalmente reinserito come sindaco e capo locale della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza assoluta.
Mimì, figlio di un modesto manovale, era il penultimo di una caterva di fratelli e sorelle. Dodici per la precisione. Il papà, grande lavoratore delle braccia e delle reni, aveva preso alla lettera l’invito del Duce a dare figli alla Patria, salvo rimanere con un palmo di naso al collasso del regime. In paese tutti lo sfottevano per l’abnegazione nei confronti di quell’uomo dalla mascella forte e dallo sguardo penetrante, che altrettanta capacità di penetrazione aveva chiesto ai lombi dei suoi seguaci di maschi.
Già alla scuola elementare, Casimiro e Mimì si picchiavano di santa ragione per qualsiasi futile motivo. Nessuno dei due era brillante come scolaro, tutt’altro, eppure mancava quella sorta di complicità che naturalmente si crea tra due sfaticati. Entrambi cercavano di imporre la propria personalità. Mentre Mimì, come figlio di nessuno, veniva sistematicamente punito ad ogni malefatta, Casimiro, primogenito del Podestà, era perdonato e tollerato.
Questa fu la scintilla che alimentò prima l’antipatia e poi l’odio reciproco, man mano che i due da ragazzi diventavano giovanotti e adulti. La rivalità finì per riversarsi anche nella sfera politica, con Casimiro che successe a suo padre nella carica di segretario della sezione locale della DC, e Mimì che diventò attivista del Partito Comunista.
Nel sedersi sulla poltrona di Filuccio il barbiere, Mimì socchiuse gli occhi con voluttà, come stesse provando un interiore godimento. Poi li aprì di scatto, fissandoli attraverso lo specchio su Filuccio che, alle sue spalle, si preparava a mettergli l’asciugamani intorno al collo.
Bastò un impercettibile luccichio di quegli occhi maliziosi per far capire a Filuccio l’imminenza di una notizia clamorosa e, ancor prima che questi potesse chiedergli cosa fosse accaduto di tanto importante, Mimì annuì come a dire: “Si, è proprio una bomba quello che sto per raccontarti !!”
La notizia straordinaria e da tenere “segreta”, almeno per il momento, era che dal mattino del giorno prima, Casimiro Pisano mancava da casa, senza nessun motivo plausibile. Non era neanche andato a Napoli, per impegni politici o personali, come pure accadeva talvolta.
Sua moglie Carmelina, a quanto saputo, era stata la prima a dare un significato grave alla momentanea scomparsa di Casimiro, avendo subito avvertito il sindaco, dottor Tagliamonte, appena rientrato da Roma ed il Maresciallo Piermaltese.
Che fosse preoccupatissima lo si era saputo anche da alcune sue amiche, Dame di Carità, cui aveva telefonato per disdire la riunione settimanale della pia associazione presso l’asilo delle suore. Si era ripetutamente raccomandata con loro di non diffondere la notizia!!
Il sindaco Dottor Tagliamonte, da parte sua, non appena informato, aveva annullato tutti gli appuntamenti in municipio previsti per la mattinata, compreso quello importantissimo con un funzionario della RAI, per l’installazione di un ripetitore tanto caldeggiato dai possessori di una tivù che, in quei primi anni Sessanta, erano quasi esclusivamente notabili del paese e consiglieri comunali.
Pur essendo sabato, giorno abitualmente meno denso di impegni professionali, il dottor Tagliamonte uscì di casa con la borsa medica ben in vista, come se stesse andando a fare una visita urgente, dirigendosi invece verso l’abitazione dell’amico e factotum del partito Scevola De Mellis. Nel salotto di casa De Mellis il sindaco trovò ad attenderlo la quasi totalità dell’amministrazione comunale ed altri personaggi del partito.
“Amici cari”, esordì il dottore con la fronte imperlata di sudore sia per lo stato d’animo che per il primo caldo di primavera, “il nostro Casimiro è introvabile da ieri mattina, e la faccenda è da ritenersi seria perché è uscito di casa all’improvviso, dopo una telefonata ricevuta intorno alle sei. Posso garantirvi che non si tratta di una questione “galante”!
Con questo termine, proferito in un’assemblea rigorosamente maschile, dove quasi nessuno avrebbe potuto scagliare la prima pietra da non peccatore, il sindaco intendeva dire che Casimiro non era scomparso per inconfessabili impegni amorosi.
Che il suo braccio destro fosse un grande appassionato di donne lo sapevano tutti i presenti, come pure che molte di queste lo corrispondessero, non solo per il suo fascino ma anche per la prestigiosa carica ricoperta.
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