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Cinema & Bicicletta – Cycling through Cinema

I sentieri del cinema da ‘Il mulino del Po’ a ‘Chiamami col tuo nome’, esplorando luoghi, storie e testimonianze al tempo di una pedalata

Cinema trails from ‘Il mulino del Po’ to ‘Call Me by Your Name’, exploring places, stories and personal accounts in the time it takes to cycle.

Prezzo: Il prezzo originale era: 19,00€.Il prezzo attuale è: 17,00€. (Iva Inclusa)

Dettaglio

Formato

Brossura illustrata con alette.
Italiano/English

Termine prevendita

20 giugno 2026

Consegna prevista:

entro la prima settimana di luglio 2026

Info Autore

Gabriel Garcìa Pavesi

Gabriel Garcìa Pavesi

Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere esplora varie forme di scrittura, dalla canzone alla poesia, fino alla narrativa.
Studia sceneggiatura all'università dove scrive soggetti e dirige cortometraggi e successivamente gira diversi documentari storici.

Ha lavorato in progetti educativi con ragazzi e persone con fragilità in scuole, associazioni ed Rsa, attraverso il cinema, il teatro e la lettura.
Dopo aver fondato nel 2013 un collettivo artistico di cinema indipendente, fonda la compagnia teatrale Gagio Volonté.
Attualmente è formatore teatrale (Teatro degli Archetipi), editore e voce dei Gabrisky Point & The Forest.
Ha pubblicato nel 2021 la raccolta di racconti "Storie ai margini della città" e nel 2022 "Il cinema in bicicletta". Il suo romanzo illlustrato e musicato "Viaggio ai confini della nebbia" è proposto in diverse scuole come lettura consigliata e adottato alle Olimpiadi di lettura.

Sinossi

Ripercorrere le storie del cinema negli itinerari naturalistici e cittadini delle loro location. Il filo conduttore dei film, che usano i territori come grande scenografia, è la vasta pianura ricca di corsi d’acqua che, come autostrade naturali, solcano campi coltivati, costeggiano chiesette, santelle, boschi e sentieri che a loro volta nascondono angoli pittoreschi e poco considerati. Le città, mai troppo grandi, conservano un’immobile tranquillità che trasmette un originale fascino senza tempo, comune ai borghi italiani remoti, spesso distanti e indifferenti agli eventi mondani.

Questa ricerca porta a nuovi percorsi di cine-turismo, ma anche alla riscoperta di pellicole dimenticate, con curiosità (anche sul cinema-artigianato italiano).

Da Bergamo a Pavia passando per le province più filmate (Mantova, Brescia, Cremona e Lodi), oltre i laghi, ricordando che essi (Como e Garda) sono le tappe più note in cui ritrovare gli scenari iconici di decine di film nel corso di più di mezzo secolo. La provincia rimane tuttavia ancora terra ignota agli appassionati della Settima Arte ed ai viaggiatori che voglio esplorare in bicicletta o a piedi luoghi con storie da raccontare.

Web e Social

Gabriel G. Pavesi

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Anteprima del romanzo

Lo spazio naturale e urbano che compone lo scenario di un film, fuori dagli studi cine­matografici, è stato, ed è ancora, uno dei protagonisti che ci ha fatto riconoscere nelle storie raccontate al cinema. Uscire dagli stabilimenti e dai teatri di posa, in favore delle ambientazioni naturali, è stato il tratto caratteristico del cinema Neorealista che ha distinto il Belpaese e i suoi cineasti in tutto il mondo. Inoltre ha dato definitivamente identità peculiare alla settima arte, smarcandola dalla verosimiglianza dei fondali posticci e dalla continuità spazio-tem­porale.

Sono dunque i territori più disparati ad essere protagonisti, a partire dai film sulla Se­conda Guerra Mondiale (Roma città aperta; Paisà; Achtung! Banditi!; …) e il suo imme­diato Dopoguerra (Ladri di biciclette; Riso amaro; Il mulino del Po; …), in un invidiabile spaccato di verismo sociale e di culture regionali, che hanno rivelato il valore e la potenza di civiltà povere ma ricche di dignità e di storia.

De Santis, per esempio, girò il suo Riso amaro (1949) con la Mangano e Gassman, nelle risaie del vercellese, al confine tra Pavia e Alessandria, perché solo lì avrebbe potuto restituire alle immagini il sudore, la fatica e l’eroica energia gioviale delle mondine, insieme agli spazi reali che da decenni le ospitavano.

Un altro esempio emblematico è L’albero degli zoccoli, dove Ermanno Olmi poté rie­vocare la perduta civiltà contadina (all’epoca, nel 1978, al suo crepuscolo) solo tra le aie delle cascine, in mezzo alle pertiche di terreni coltivati della bassa bergamasca.

La macchina da presa è stata piazzata con disinvoltura in città, paesi e province, ren­dendo i film delle fonti storiche che fotografano e documentano epoche e costumi. Oggi come ieri il set a cielo aperto è, più che una velleità, un’esigenza sia stilistica che economica (il nostro è un cinema artigianale, low budget), ed è per questo motivo che tutti i grandi e piccoli registi si sono spinti tra le campagne, le spiagge, i monti e le borgate di tutta Italia, uniti dal desiderio di raccontare una nazione e una società in continuo cambiamento.

Luoghi come una piazza con i tavolini di un bar, o una quercia al limitare di un cam­po, sono spazi collettivi che raccontano di per sé delle storie, trascendendole. Il regista dove ha puntato il suo occhio ha stabilito una narrazione che a sua volta è guidata dalle immagini. Ciò che viene narrato ci narra, racconta qualcosa di noi. Ed essendo il cinema finzione, quando non è prettamente documentario, trasforma la percezione di questi luoghi, testimone della loro magia e del loro lato evocativo, in un altrove.

Il risultato che emerge dalle inquadrature crea qualcosa di nuovo, attraverso la trasformazione dell’arte. La riva del fiume a Ripalta Guerina dove i giovani si svagavano e si innamoravano ne Gli sbandati.

Questo libro è il figlio adulto del volume ‘Il cinema in bicicletta’ che si concentrava nel sud-est della Lombardia e che qui ne viene conservata la sua integrità, arricchita. Esso fu il frutto di rassegne come Incontri, arti e mestieri del Cinema e Il cinema a Crema e dintorni organizzate dal Centro Ricerca Galmozzi con Amenic Cinema (ad oggi rassegne del genere vengono replicate qua e là). Le successive ricerche, interviste e sopralluoghi hanno riportato alla luce pellicole e storie dimenticate. Una parte dei film qui riportati non compaiono ancora nella lista stilata dalla Lombardia Film Commission.

Oltre all’esplorare viaggiando tra i set a cielo aperto di ville e piazze di paesi tra ca­nali d’acqua e campagne, quello che emerge è l’ambiente narrativo: il Somewhere in Northern Italy.

Il filo rosso che connette tutti i film è spesso un luogo e un personaggio stereotipato, la realtà, per fortuna, è più sfaccettata e complessa. Gli aspetti di questa grande provincia maliziosa vanno ben oltre la sua immobilità apparente, a tratti desolata, e fissano sulla pellicola contrasti e vicende burrascose, ane­stetizzati dalla modernità metropolitana in cui tutti oggi ci sentiamo, a torto, residenti.

Percorrendo la vasta pianura della Lombardia tra il corso dell’Adda, del Serio, dell’Oglio, e poi del Mincio e del Ticino coi loro rispettivi parchi, il viaggio si arricchisce di vari sconfinamenti tra diverse province e il corso del grande fiume Po. Le distese di corsi d’acqua che, come autostrade naturali, solcano campi coltivati, costeggiano chiese di campagna, santelle, boschi e sentieri sono il tratto caratteristico di questa terra che nasconde angoli pittoreschi ancora poco esplorati.

La pianura lombarda non è famosa solo per la quantità di fabbriche, stabilimenti ed aziende agricole con poca attrattiva a livello naturalistico: è stata la culla dove sono cresciuti, e in seguito ritornati, grandi autori come Luchino Visconti, Alberto Lattuada, Ermanno Olmi, Marco Tullio Giordana. Fuori e dentro dagli ovvi stereotipi, molti altri personaggi, provenienti da ogni parte dello Stivale e dal mondo, hanno fatto recitare questi paesaggi. Si pensi soltanto a Bernardo Bertolucci, il quale spesso girò i suoi film sul confine tra Parma, Cremona e Mantova.

In queste pagine si potranno inoltre trovare una serie di fotografie uniche e originali (scattate da due attenti e ispirati fotografi) che vanno a ricostruire per l’occasione foto­grammi di scene caratteristiche. Ripercorrendo gli itinerari delle location dei film girati in questi territori si possono ancora osservare tracce di mistero e memorie d’altri tempi.

Nei film si noteranno varietà e disparità di generi e linguaggi cinematografici. Il cinema, all’interno dell’industria dello spettacolo, ha cercato negli ultimi decenni di rincorrere i gusti e le novità legate alla fruizione del più ampio pubblico, rendendo i film a tratti semplificati e conformi ai ritmi televisivi.

Allo stesso tempo, però, abbiamo osservato l’estrema contaminazione dei generi, degli stili e degli svariati linguaggi espressivi, provenienti dalla letteratura, dalla musica, dai fumetti e dalle altre arti.

Spesso i film, come i libri, hanno bisogno di essere capiti e approfonditi, oltre che guardati.

Per questo motivo mi auguro che l’analisi e la riscoperta delle pellicole trattate in que­sto libro, possano far ammirare di nuovo la loro grandezza e attualità, insieme alle loro piccole e grandi storie.